Nove volte il Mondiale assegnato i Usa: ora tocca a Kimi

E’ difficile, quasi impossibile, ma l’aritmetica ci racconta che con 102 punti di vantaggio su Russell, domenica ad Austin, Kimi potrebbe già laurearsi campione del mondo. Dovrebbe fare 23 punti in più del compagno…

Tanto che lui, scendendo dall’auto a Singapore a chi glielo diceva, rispondeva: “Ma davvero posso?”

Da Brabham a Verstappen, passando per Rindt, Lauda e Hamilton: nove Mondiali sono stati assegnati negli Stati Uniti. Ad Austin il ventenne della Mercedes potrebbe aggiungere il suo nome alla lista e riportare il titolo in Italia dopo 73 anni.

L’America porta bene a chi sogna di diventare campione del mondo. Nove volte nella storia della Formula 1 il titolo iridato è stato assegnato negli Stati Uniti. Sei volte nel Gran Premio degli Usa, altre tre a Las Vegas.

Domenica ad Austin potrebbe essere il turno di Kimi Antonelli, che si presenta in Texas con 102 punti di vantaggio su George Russell e la prima possibilità matematica di conquistare un Mondiale che all’Italia manca dal 1953, quando a dominare era Alberto Ascari. Non sarà facile, perché per chiudere i conti Kimi dovrà lasciare Austin con almeno 125 punti di margine sul primo inseguitore, ma intanto la storia comincia a bussare alla sua porta. 

Il primo a festeggiare in America fu Jack Brabham, nel 1959, a Sebring. Una conquista leggendaria perché l’australiano rimase senza benzina a poche centinaia di metri dal traguardo e dovette spingere la sua Cooper fino alla bandiera a scacchi. Arrivò quarto, sfinito, ma campione.

Undici anni dopo, a Watkins Glen, il titolo andò a Jochen Rindt, morto un mese prima a Monza. Rimane l’unico campione postumo della storia della Formula 1. A consegnargli il Mondiale fu Emerson Fittipaldi, vincendo con la Lotus e togliendo a Jacky Ickx l’ultima possibilità di raggiungere l’austriaco in classifica.

Lo stesso Fittipaldi tornò a festeggiare a Watkins Glen nel 1974, questa volta con la McLaren.

Tre anni dopo toccò a Niki Lauda, che si prese il secondo titolo con la Ferrari al termine di una stagione segnata anche dal tormentato rapporto con Maranello. Negli anni Ottanta furono le strade di Las Vegas a incoronare Nelson Piquet nel 1981 e Keke Rosberg nel 1982, padre di Nico che trionferà con la Mercedes nel 2016.

Austin, invece, è soprattutto territorio di Lewis Hamilton. L’inglese ha conquistato in Texas due dei suoi sette Mondiali: nel 2015 vincendo anche la gara, nel 2019 accontentandosi del secondo posto alle spalle del compagno Valtteri Bottas.

L’ultimo a festeggiare il titolo negli Stati Uniti è stato Max Verstappen, che nel 2024 chiuse i conti a Las Vegas con un quinto posto.

Adesso l’America aspetta Antonelli, il ragazzo che potrebbe diventare il più giovane campione del mondo della storia, cancellando il primato di Sebastian Vettel. Sarebbe un’impresa straordinaria anche perché realizzata con una Mercedes, la stessa squadra che ha portato al titolo Hamilton e Rosberg.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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